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Cazzirro

Disponibile il nuovo cd di Cazzirro "Pensieri nella grotta"!!

 


Tenente Cazzirro
tratto da "Francavilla nella storia e nell'arte" di Teodorico Marino

 

 "Nei primi di questo secolo in Francavilla si era costituita una lega di malviventi, insieme ad altri dei paesi vicini, con lo scopo di alleggerire le borse troppo pesanti dei ricchi signori. Guai a costoro poi, se, dopo assaliti e saccheggiati, ne muovessero lamento o ne facessero trapelare qualche sospetto. Dio ne liberi: ne andava di mezzo la vita, e c'era poco da scherzare.
Questi moderni aladini, adunque, ne facevano di ogni colore, e come dice il Manzoni «insegnavano alle fanciulle e alle donne del paese la modestia, accarezzando di rado le spalle a qualche padre, o a qualche marito di esse, e nel mese di settembre non mancavano mai di spandersi nelle vigne a diradar l'uva, e ad alleggerire così le fatiche della vendemmia agli agricoltori».
Nelle piccole imprese se n'andavano alla spicciolata; ma in quelle difficili e rischiose vi prendeva parte tutta la banda. Non erano briganti costoro, ma abitavano in paese, e sembravano le persone più dabbene del mondo.
La trovata era efficace e sicura.
Tutte le volte che avevano a compire un buon affare si travestivano da militari, e in quei tempi, ogni portone signorile si spalancava a costoro con grande facilità. Una volta dentro poi, Dio lo sa quel che avveniva. Le loro armi militari erano pistole e pugnali, scalpelli e grimaldelli.
La banda era così organizzata che si contavano i caporali, i sergenti, gli ufficiali e così via di seguito. Ne era generale Giuseppe Pesce soprannominato Passaretto, e tenente Tommaso Cazzirro, questi più valente di quello, ambedue di Francavilla.
Abitavano per ogni buon fine, in campagna, dove gli occhi della polizia non potevano arrivare.
Un bel giorno concertarono di tentare un'avventura presso un ricco arciprete di Montesilvano; ma l'impresa richiedeva lo intervento di tutti.
Detto fatto. Fissato il giorno, si trovarono all'ora convenuta, tutti all'ordine; e procedendo disciplinarmente, al suono del tamburo, giunsero nel luogo designato sul cader della sera.
A tempo opportuno s'avviarono al palazzo dell'arciprete, e al primo lieve picchiare, il portone si spalancò. Il clero poi, si guardava bene di trasgredire ordini dei militari. Erano tempi quelli!...
In un batter d'occhio irruppero per le camere. Si fecero consegnare tutte le monete, tutti i valori, tutti gli oggetti più costosi, e con i familiari, uccisero il povero arciprete. A questi poi furono fatte sevizie crudelissime da non credersi. Quella fu la più grande delle scelleratezze fin allora commesse.
Ormai la giustizia non poteva più sopportare le ruberie e gli assassinii che si andavano commettendo in Abruzzo.
In fatti dopo poco tempo, ne furono catturati diversi, e, riconosciuti dalle spie e dai testimoni, furono impiccati nella pubblica piazza di Montesilvano.
Ad uno ad uno tutti venivano presi e impiccati. Rimanevano ancora il generale, Passaretto, e il tenente Cazzirro; ma questi due non si potevano proprio scovare.
Trascorrendo così i giorni, una spia finalmente avvisò la giustizia che il generale era nascosto in una grotta, in fondo ad una valle, poco lungi dal casino di D. Nicola Spirito, al di sopra del fiume Alento. Perciò fu preso destramente e subì poscia la sorte degli altri.
Rimaneva soltanto Cazzirro, il più tremendo della banda. Egli abitava in una grotta scavatasi in casa sua, posta nel Feudo, accanto alla Chiesa di S. Pasquale. Di là non usciva che in qualche ora della notte, durante la quale lavorava la campagna, e quando i primi albori del giorno apparivano sull'orizzonte tornava a rintanarsi. Così, incredibile a dirsi, visse cinque lunghi anni! Qualcuno notò l'apparizione sospetta del nottambulo e ne avvisò la polizia di Chieti.
Gli occhi non si erano mai tolti da Cazzirro. Un bel mattino di giugno la casetta di lui fu circondata da un nucleo di soldati. Vi penetrarono, la rovistarono, ma non trovarono nulla: era come pestar l'acqua nel mortaio.
- La lepre è dentro! - aveva sussurrato una voce.
Un soldato, un pezzo di diavolo, che voleva scoprirlo ad ogni costo, ebbe un sospetto.
La moglie di Cazzirro cullava una bambina in un angolo della stanzetta sopra il focolare. A lei il soldato disse:
- Togli via la culla di là.
C'era poco da replicare con quei diavoli; la povera donna cominciò a chiamar Dio e la Madonna, e diede un pianto dirotto.
- Ecco trovata la lepre - allora replicò quel soldato.
Difatti sotto la culla vi era una botola. Tutti i soldati si erano messi all'ordine con le baionette in canna, quando si aprì la botola e comparve Cazzirro perfettamente nudo. Si slanciò contro i soldati, forse per difendersi, forse per fuggire, ma rimase così malconcio, che fu portato a Francavilla su di una barella. Prima di entrare nel paese, volle camminare. Dinanzi al Giudice, scovrendosi rispettosamente disse:
- Vedete, mi han fatto come Ecce homo!
- Povero Cazzirro - rispose il Giudice. - Non dubitate che questi assassini li manderò in galera.
Poi rivolto ai soldati disse:
- Così si tratta un galantuomo?
Il terribile Cazzirro fu dalla Corte di Chieti condannato a morte.
Un giorno di settembre a Porta Ripa fu visto un uomo penzolare da un palo altissimo, con la fune stretta intorno al collo.
Era Cazzirro, tutto vestito rosso, l'abito dei condannati. E da quel dì si ripete a Francavilla a chi si veste di rosso: Guarda, s'è vestito come Cazzirro."

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